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Conoscere la Menopausa

In genere si utilizza la parola menopausa per indicare un periodo piuttosto lungo che sarebbe meglio definire Climaterio.
Climaterio è un termine medico che definisce il cosiddetto periodo critico; i disturbi che lo caratterizzano vengono definiti disturbi climaterici. Il climaterio si estende da qualche anno prima a qualche anno dopo l’ultima mestruazione e può coprire un periodo di dieci-dodici anni. Naturalmente i disturbi correlati non durano così a lungo, ma variano da donna a donna potendo manifestarsi per periodi molto più brevi.
Il termine Menopausa indica invece l’ultima mestruazione e si contrappone al Menarca che indica la prima mestruazione. Per consuetudine però il termine menopausa è entrato nell’uso comune per indicare il periodo che segue l’ultima mestruazione e che sarebbe più corretto definire post-menopausa.

Degli accenni alla menopausa si trovano già negli scritti dell’antico Egitto. Nei secoli ci si è sempre interessati a questo fenomeno poiché si credeva che fosse la causa dell’invecchiamento e non una sua conseguenza, tanto che si è sempre cercato di provocare le mestruazioni, pensando, con questo, di prolungare la giovinezza: del resto è quanto facciamo anche al giorno d’oggi, pur sapendo che il flusso è un effetto delle nostre terapie e che di per sè non ha alcun ruolo di rilievo.

L’età a cui si manifesta la menopausa non è variata molto con il trascorrere dei secoli; al contrario l’età del menarca è andata anticipando, passando dai quindici-diciassette anni di un tempo ai dieci-tredici di oggi. Questo anticipo dipende da vari fattori tra i quali predomina il miglioramento dell’alimentazione.
Da quando è iniziata l’osservazione si è visto che l’età media della menopausa è di circa 51 anni e che è rimasta, come detto, costante nel tempo.

Ma perché si manifesta la menopausa? La risposta è duplice secondo che si faccia riferimento alla finalità o ai meccanismi. La finalità sembra quella di impedire la gravidanza oltre una certa età; la causa invece è dovuta all’esaurimento dell’attività delle ovaie sia per quanto riguarda la produzione degli ovociti che degli ormoni.

Questo fenomeno, naturalmente, non avviene all’improvviso, ma è graduale; nel periodo climaterico si assiste, come è noto a tutte la donne, alle successive modificazioni delle mestruazioni che in genere si fanno più rare (ma talvolta più frequenti) e più scarse (ma talora più abbondanti) sino a scomparire del tutto.

Le conseguenze della menopausa dal punto di vista fisico e psichico sono molteplici, perché la carenza degli estrogeni, come del resto la loro presenza, influisce in modo più o meno accentuato su tutto l’organismo.

Secondo l’epoca della loro comparsa, i disturbi vengono schematicamente suddivisi in disturbi a breve, medio e lungo termine. I primi, come è noto a tutti, sono quelli vasomotorii, come l’eccessiva traspirazione e le cosiddette vampate o scalmane o caldane. Le vampate come dice il nome sono ondate di calore che partendo dalla base del tronco si spostano verso l’alto. Il fenomeno è osservabile anche dai presenti in quanto la pelle del torace si arrossa a chiazze e l’arrossamento si estende alla sommità del petto, al collo e al volto. Le vampate possono verificarsi spontaneamente ma anche essere sollecitate dall’ingestione di alcool, tè o caffè molto caldi o dopo un pasto particolarmente speziato o anche da un’emozione. La donna ha l’impressione che la temperatura della stanza salga bruscamente e pertanto cerca refrigerio, magari con l’apertura delle finestre o allontanando le coperte se è a letto. Il fenomeno può verificarsi da una o due volte al giorno, a molto più. L’eccessiva traspirazione può essere disgiunta dalla vampata e talvolta è così eccessiva da obbligare la donna a cambiarsi completamente o a dover sostituire le lenzuola per potersi riaddormentare.

Sempre tra i disturbi a breve termine vanno segnalati quelli psichici caratterizzati da depressione e ansia rispettivamente collegati con la sensazione di perdita e di incertezza sugli eventi futuri. Naturalmente tutto ciò ha un riflesso sulla vita familiare e sociale che ne risulta sicuramente modificata.

Altro fenomeno caratteristico delle prime fasi è rappresentato dai disturbi del ritmo cardiaco, in particolare dalla tachicardia, che pur essendo di regola benigna induce sospetti di cardiopatie con rischio per la vita. A volte compaiono anche delle extrasistoli (battiti fuor di tempo) che possono dare l’impressione che il cuore si sia fermato.
Man a mano che il tempo trascorre, si passa alla fase dei disturbi a medio termine, legati alla perdita di elasticità dei tessuti a tutti i livelli dell’organismo.
È il momento delle modificazioni della pelle, dei capelli e della peluria che si dirada in certe zone, mentre aumenta ahimè sul viso. Compaiono i disturbi legati alla cosiddetta distrofia dei tessuti dell’apparato genito-urinario. In particolare si manifestano modificazioni a livello della vulva e della vagina con possibili difficoltà per la vita sessuale; non sfugge la vescica con i noti disturbi sia infiammatori(cistiti ripetute) che di incontinenza con perdite involontarie di urina o con urgenza che obbliga ad urinare spesso e con difficoltà.

I disturbi (spesso vere e proprie malattie) della terza fase vanno dalle alterazioni del metabolismo (in particolare diabete e ipercolesterolemia), a quelle cardiovascolari (ipertensione e arterosclerosi) a quelle del sistema scheletrico: (osteopenia, osteoporosi).

Per fortuna tutti questi disturbi non compaiono sempre in tutte le donne altrimenti avremmo una serie di suicidi che in realtà in quest’epoca non sono aumentati!!!
Ogni donna invece manifesta delle prevalenze legate molto alle caratteristiche ereditarie nonché ai precedenti stili di vita e al diverso orientamento psico-fisico (per esempio la donna che ha fatto sport risentirà meno dell’osteoporosi, la donna sovrappeso andrà più facilmente incontro a disturbi metabolici, cardiovascolari e così via).

Da quando la menopausa è oggetto di maggiore attenzione si è cercato qualche rimedio che potesse far scomparire o almeno attenuare i fastidi, in particolare quelli più evidenti o di difficile sopportazione.
I primi tentativi, effettuati quando ancora non si conoscevano bene i meccanismi della menopausa, erano volti al ripristino delle mestruazioni, pensando che la mancanza del flusso fosse la causa e non l’effetto dei disturbi.
Solo a partire dagli anni 70, si è iniziato uno studio sistematico delle problematiche menopausali, dando il via alla cosiddetta Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS o HRT Hormonal Replacement Therapy) basata sulla considerazione che somministrando gli ormoni mancanti, in particolare gli estrogeni, si sarebbe fermato il tempo.
In verità dei tentativi in questo senso erano stati compiuti già in America negli anni 40 ed erano stati resi noti al pubblico con un libro, che rimane un classico della letteratura divulgativa (Wilson : Donna per sempre). Questa terapia basata sull’assunzione di soli estrogeni diede origine però a dei problemi, anche seri, per cui venne abbandonata temporaneamente per essere ripresa poi con modalità più corrette, in particolare associando agli estrogeni l’altro ormone femminile sotto forma di progestinici che attenuano le eventuali azioni negative degli estrogeni.
La Terapia Sostitutiva negli anni 80 e seguenti, pur con qualche dissenso, ha avuto momenti di entusiastiche adesioni; ce n’era per tutti i gusti: pillole, cerotti, spray, creme; ogni donna poteva scegliere ciò che più gradiva per tornare a sentirsi giovane e sana.
A mano a mano che si sono accumulate le esperienze, si è visto che non era tutto oro quel che riluceva, ma che questo riconquistato benessere poteva avere delle contropartite a volte pesanti. L’utilizzo della Terapia Sostitutiva pertanto è andato gradualmente riducendosi, mentre ci si è serviti di cure alternative con sostanze derivate dal mondo vegetale sicuramente meno efficaci ma ritenute più innocue.
Il tracollo della TOS poi è avvenuto nel 2002 quando uno studio americano denominato WHI denunciò una serie di guai in un vasto numero di donne sottoposte a Terapia Sostitutiva; i risultati furono riferiti in maniera enfatica e spesso imprecisa dalla stampa non specializzata provocando una vera fuga dalla terapia ormonale.

Oggi sappiamo che tale studio non era molto corretto, ma la divulgazione mediatica, non filtrata attraverso opportune conoscenze, fece diventare quella che sembrava una panacea, una sorta di anticamera per tumori, ictus, infarti e quant’altro.
Gli stessi Autori in una revisione del loro studio, hanno rettificato del tutto recentemente le conclusioni alle quali erano giunti; per cui oggi assistiamo a una ripresa della Terapia Sostitutiva con indicazioni e limiti ben definiti in modo da continuare a fornire, a chi può usufruirne con tranquillità, i benefici delle cure ormonali.

I nuovi orientamenti ne prevedono l’uso con bassi dosaggi, immediatamente dopo la menopausa, nelle donne con sitomi spiccati e per un periodo che non superi i cinque anni.
Non perdono valore naturalmente le varie sostanze che hanno surrogato gli ormoni (la cosiddetta Fitoterapia) dall’efficacia certamente più limitata ma anche dalla sicurezza maggiore.
In conclusione come per tutte le cure, la Terapia Ormonale va adattata alla singola paziente in base alle sue necessità e a una serie di parametri valutabili solo da un esperto.
Resta comunque il fatto positivo che le donne che si sottopongono a terapie in menopausa sono più controllate e la loro salute pertanto trae benefici anche da questo fatto.
Gli sforzi degli studiosi si indirizzano, oggi come sempre, verso farmaci più sicuri e più efficaci, per offrire alle donne non un’eterna gioventù, ma un prolungato benessere che permetta di godere delle opportunità che la vita offre a tutte le età.



   
  In genere si utilizza la parola menopausa per indicare un periodo piuttosto lungo che sarebbe meglio definire Climaterio.
Climaterio è un termine medico...
 
   
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